Camorra: orologi di lusso e 33 Ferrari a Montecarlo. Il tesoro del clan Moccia per affermare la potenza criminale.

Le mani del clan Moccia su Roma, i nomi degli arrestati e degli indagati

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Da Afragola alla conquista di Roma: il romanzo criminale dei boss Moccia. Ieri nelle province di Roma e Napoli, i Carabinieri del Comando Provinciale di Roma, coadiuvati dai Comandi dell’Arma territorialmente competenti, hanno dato esecuzione a un’ordinanza di custodia cautelare emessa dal G.I.P. presso il Tribunale di Roma, su richiesta della locale Direzione Distrettuale Antimafia, nei confronti di 13 persone, di cui 8 in carcere e 5 ai domiciliari.  Tutte indagate a vario titolo per i reati di estorsione e fittizia intestazione di beni con l’aggravante dal metodo mafioso, nonché esercizio abusivo di attività creditizia. Tra gli arrestati anche Angelo e Luigi Moccia, a capo dell’omonimo clan camorristico.

LA STORIA DEL CLAN MOCCIA

Il clan Moccia di Afragola è una storica organizzazione camorristica, protagonista di accese faide tra la fine degli anni ’80 e i primi anni ’90. Tuttora è operante nei comuni della provincia partenopea di Afragola, Casoria, Arzano, Caivano, Cardito, Crispano, Frattamaggiore e Frattaminore nonché, negli ultimi anni, anche sul territorio romano. Fulcro di tale associazione era Gennaro Moccia, ucciso il 31 maggio del 1976 in un agguato dovuto ai contrasti tra la sua egemonia e il contrapposto clan Giugliano che, all’epoca, controllava il territorio di Afragola.

DA AFRAGOLA A ROMA 

In seguito la famiglia fu retta dall’indagato Angelo Moccia che, al termine della prima e della seconda guerra di camorra, dopo gravi vicende di sangue, fu destinatario di una condanna all’ergastolo per i procedimenti penali che ne scaturirono.  A seguito di tale condanna, Angelo decise di costituirsi nel 1992 nel carcere de L’Aquila, affermando di essere intenzionato a troncare il proprio passato criminale ed intraprendere la strada della cosiddetta “dissociazione”. In tale occasione lo stesso aveva dichiarato che non avrebbe accusato nessuno, ma soltanto riconosciuto le proprie responsabilità. A partire dal 2010 le famiglie di Angelo Moccia e del fratello Luigi si trasferirono a Roma. Dopo la scarcerazione del 2016 anche Angelo andò a vivere ai Parioli.

Camorra: orologi di lusso e 33 Ferrari a Montecarlo. Il tesoro del clan Moccia per affermare la potenza criminale

I militari, nelle abitazioni di Angelo Moccia e di un suo complice, hanno scoperto e sequestrato circa 10.000 euro in contanti e 10 orologi di pregio.

Ville, orologi di lusso, Porsche e “33 Ferrari a Montecarlo”, tra queste anche una Testa Rossa da collezione, immatricolata il 12, 12 del 2012. Una vera chicca per il amanti del genere. E’ anche così che, secondo il Gip Rosalba Liso, i pm Giovanni Musarò e Maria Teresa Gerace e i carabinieri del Nucleo investigativo e del Reparto operativo di Roma, i componenti del clan Moccia a Roma ostentavano ricchezze, soprattutto per affermare all’esterno la loro caratura criminale.null

Nella serata del 29 settembre, dopo l’operazione che ha portato all’arresto di 13 esponenti del clan tra cui i capi Angelo e Luigi Moccia, i militari dell’Arma, nelle abitazioni di Angelo Moccia e F.V. (con il suo aiuto, secondo le indagini, il clan si era riuscito a riprendere dal Tribunale di Roma cinque dei 14 ristoranti sequestrati in un primo momento per motivi fiscali), hanno scoperto e sequestrato ulteriore denaro e beni di lusso.

Sequestrati 10 orologi di lusso

Si tratta di 10.000 euro in contanti e 10 orologi di pregio, del valore complessivo di oltre 50.000 euro, ritenuti, come spiegano gli inquirenti, “provento delle attività illecite dell’organizzazione, consistente nella gestione degli interessi economici del clan nella Capitale, in particolare, delle varie attività commerciali coinvolte nell’inchiesta, di un’estorsione con metodo mafioso ed il reimpiego di capitali illeciti in investimenti immobiliari ed in macchine di lusso, sempre attraverso fittizie intestazioni volte ad evitare che i beni in questione finissero sotto la scure delle misure di prevenzione disposte dopo le pesanti condanne inflitte ad alcuni degli indagati”.

I carabinieri, nelle ore precedenti, avevano già dato esecuzione ad un decreto di sequestro preventivo di beni, anche ai fini della confisca, di parte del patrimonio del clan, del valore complessivo di circa 4 milioni di euro, ricostruito e individuato nel corso delle indagini. 

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Ferrari e Porsche per affermare la potenza del clan

Orologi, beni di lusso, denaro liquido ma anche, e soprattutto, la disponibilità delle auto di nicchia. Ricchezze che, come si legge dalle 96 pagine dell’ordinanza firmata dal Gip Liso, avevano anche il “valore strumentale di manifestare all’esterno la potenza economica del clan“. 

In diverse conversazioni intercettate, del resto, come sottolinea il Gip si comprende “l’alto tenore di vita, l’uso di macchine costose, gli immobili di pregio. Elementi che fanno parte di uno stile camorristico per esercitare maggiore influenza sulle persone ed estendere la rete di contatti per infiltrarsi nell’economia legale“.

La Ferrari del 12 – 12 – 2012

In uno stralcio, Angelo Moccia è chiaro: “Se quel contatto tuo la vuole, posso vendergli la mia Ferrari F40, però per meno di un milione e tre non la vendo. Se è appassionato di macchine, se deve comprare io ce l’ho. Ho una RS3 Porsche del 1990, trecentomila euro e gliela do. Ho anche una F12, una Ferrari F12 targata F12, immatricolata il dodici, dodici, duemila dodici, per chi è collezionista è una cosa“. 

Uno degli indagati, secondo gli inquirenti, proprio su questo punto è chiaro nel descrivere la percezione e, soprattutto, la caratura criminale di Moccia: “Tu forse non hai capito chi è Angelo Moccia. Per farti rendere conto: Totò Riina, l’hanno giudicato 116 magistrati, Angelo Moccia 160 (…) questi hanno più soldi di tutta Italia, e hanno un potere che non è economico, né mafioso, né camorristico, è proprio un potere (intende nel senso più puro del termine)“. 

F.V., fidato di Angelo Moccia, nel corso di una conversazione del 2 maggio 2018 parlando con uno degli indagati racconta che i Moccia avevano fatto un investimento in Ferrari, che tenevano a Montecarlo. “Loro c’hanno le macchine, le Ferrari… Capito chi? Questo (si riferisce ad Angelo Moccia) c’ha 33 Ferrari a Montecarlo“.   

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