Chi è di scena? “La speranza in prima fila”

A CURA DI TITTI SPANÓ

Giulio Adinolfi

Sala piena. Buio. Sipario. Applausi di incoraggiamento, inchino di ringraziamento, l’emozione di stare insieme  e di vivere una storia con gli attori. Dov’è finita la prima teatrale?
Dove possiamo andare per non sentirci più soli? Cosa devono fare gli attori spenti da un logorio che non lascia intravedere spiraglio di luce. Sono tanti e dimenticati. Come si dimenticano i brividi quando non hai freddo. Ma la fame l’avvertono  comunque e devono ingoiare bocconi amari. È tempo ormai di ridare a tutti la propria identità.

Libreria del cinema e del teatro di Alessandro e Andrea Cannavale. Parco regina Margherita Napoli.
Cancello chiuso, una porta semiaperta per far asciugare le pareti pitturare di un nuovo colore come un nuovo periodo che si prospetta, c’è l’attore Giulio Adinolfi che sorveglia la porta dove sono ancora custoditi i suoi sogni, mi soffermo a guardarlo e gli pongo alcune domande..

Un anno di pandemia per chi ha sempre vissuto in ribalta cosa ha comportato?

<<Una grande depressione. Non è solo la mancanza di lavoro ormai da un anno, è l’impossibilità di programmare, di progettare. Alla fine ci si ritrova in uno stato di abulia dal quale è difficile uscire>>.

Il distanziamento sociale cambierà il modo di recitare?

<<Noooo. Non si può recitare distanziati… nella vita posso rinunciare ad un abbraccio, sulla scena no!!!Perciò si tornerà a recitare solo quando tutto sarà finito>>.

Attualmente gli attori sono una sorta di personaggi in cerca d’autore.. Come vedi le loro sorti?

<<Ci sono tanti lavoratori in difficoltà. Il pericolo che vedo è soprattutto psicologico. La mancanza di lavoro e di prospettive, se dovesse protrarsi troppo a lungo,finirà per provocare danni più gravi di quelli del covid. Ne risentono anche i rapporti familiari>>.

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