Gustare il centro storico avellinese

Testo a cura di:Antonella Pappalardo

Anche questo fine settimana, come nei precedenti week end e fino al 27 settembre , il Centro storico avellinese si trasforma in un grande tappeto pedonale ! L’ iniziativa, voluta dai ristoratori della zona e sostenuta dall’ amministrazione , ha come obiettivo il rilancio economico , nell’ ottica di una graduale ripresa della movida cittadina! Si tratta di una strategia, sicuramente poco gradita agli automobilisti per la chiusura di diverse zone di snodo della città , ma che consente di ” vivere ” il centro storico, troppo spesso percorso in affanno nelle ore di punta e in pieno traffico e di acquisire consapevolezza della sua esistenza! E insieme con le pietanze tipiche avellinesi, dai fusilli al baccalà, dai salumi alle minestre , innaffiate dai rinomati vini che i ristoratori offrono lungo sale organizzate en plein air , si possono gustare la maestosità della Dogana o della torre dell’ orologio!
Abbandonato da anni com’ è , alla ricerca di riscatto, il centro storico e’ specchio dei secoli e della vita avellinese.


L’esistenza di una dogana ad Avellino, infatti, risale al X-XI secolo, come attestato da una lettera del 1070 inviata dal duca di Napoli al Vescovo di Benevento . Benché non si possa stabilire con certezza che il palazzo della Dogana fosse collocato dove si trova attualmente , esso fu uno dei primi edifici di Avellino. Si sviluppava intorno al castrum longobardo, in seguito alla distruzione della antica “Abellinum”.


La dogana, nata per motivi fiscali e protezionistici, ben presto attesto’ la propria supremazia rispetto alle strutture di Atripalda e Serino. Si trattava di una superiorità dovuta alla posizione strategica che essa occupava, trovandosi sulla strada che il grano proveniente dalla Puglia percorreva per arrivare a Napoli.
L’edificio, probabilmente era diviso in due zone, una adibita a deposito merci e l’altra, che conferiva all’edificio anche il ruolo di forum, destinata alla vita della cittadinanza.
Durante la pestilenza del 1656, cadde in uno stato di abbandono tale da richiamare la sensibilità del principe Francesco Marino Caracciolo che ne commissionò il restauro al Fanzago.
I lavori di restauro ebbero inizio nel 1668 e liberarono lo stabile da vecchie costruzioni che si addossavano ad esso. In tal modo la facciata assunse le sembianze di un elegante brano architettonico ornato con fregi e statue classiche e d’epoca.
Al piano inferiore l’artista collocò cinque lunette, ai lati dell’arco centrale due statue su alte mensole: una Diana a sinistra , un Efebo a destra.
Il piano superiore era composto da cinque riquadri, simmetrici agli archi del piano sottostante. L’ arco centrale, più profondo e più disadorno, conteneva una lastra di marmo con un’iscrizione in latino ancora in sito, che svolgeva la funzione di tramandare il restauro compiuto dal Fanzago. Gli altri riquadri , invece, erano più lavorati e ospitavano, in nicchie circolari, busti di diversi imperatori. Nei riquadri laterali, vi erano , sulla sinistra una statua acefala di Venere Anadiomene e , sulla destra la statua di Francesco Marino Caracciolo in armatura cinquecentesca.
Il piano superiore presentava alle estremità laterali due scudi araldici con le insegne delle famiglia Caracciolo-Rossi.
Infine l’attico presentava altri brani decorativi, disposti sempre simmetricamente, tra i quali emergevano soprattutto le statue di Apollo e Niobide provenienti dall’antica Abellinum .
Dopo il terribile sisma dell’ 80 ben poco è rimasto dell’arredo architettonico del Fanzago. Molti pezzi sono andati distrutti, altri grottescamente dispersi o vandalicamente trafugati.
Successivamente la struttura è stata segnata da un altro duro colpo: un violento incendio che ne ha risparmiato la sola facciata .
A testimoniare l’antico splendore restano soltanto i due leoni collocati ai lati dell’edificio quasi a rievocarne malinconicamente la ” fierezza” e la singolarità! … E chissà se tra un goccio di Taurasi e un Greco , tra una minestra maritata e una sopressata a qualche novello Caracciolo non venga in mente di ripristinare la storia e l’ antico splendore!

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