Hikikomori, chi è costui? L’adolescenza prigioniera di se stessa

Hikikomori… chi è costui?

Nuovo sabato, nuova indagine su aspetti sociali che attanagliano la nostra società. Oggi, ad Imagine – Il Mondo Che Vorrei , abbiamo approfondito la problematica purtroppo molto attuale degli Hikikomori … Nonostante in Italia non ci siano ancora così tanti casi, il termine hikikomori è entrato nel nostro vocabolario per indicare quei giovani che, per loro volontà, vivono in disparte, senza contatti sociali, trascorrendo le giornate chiusi in camera, al buio, spesso davanti a un computer connesso a internet.

Si, ma giustamente ci si domanda: chi è l’Hikikomori? Beh, è un termine giapponese che significa “stare in disparte, isolarsi”. Il fenomeno è nato proprio in nel Paese del Sol Levante e si sviluppa principalmente in contesti familiari dove la figura paterna è assente contrariamente ad un’eccessiva protettività materna. In più, ad aggravare questo status, troviamo l’eccessiva pressione della società giapponese riguardo l’autorealizzazione e il successo personale. Di questo problema in Giappone non si parla molto perché imbarazza, perché sconvolge l’immagine di un Paese che vuole apparire combattivo. Di chi pratica hikikomori si pensa che sia un debole che vive alle spalle della famiglia e della società; in realtà potrebbe essere una forma di contestazione nei confronti di una società frenetica, quale è il Giappone, che non dà la possibilità di sbagliare, la scuola sottopone a delle allarmanti pressioni psicologiche i ragazzi che decidono così di ribellarsi, facendo della propria stanza il loro piccolo mondo, rifiutando qualsiasi contatto umano reale e allontanandosi dagli obblighi e dalle aspettative. La scelta di recludersi non comporta una stasi o un annichilimento, anzi si tratta spesso di menti brillanti che impiegano il loro tempo in maniera costruttiva e sapiente. In molti casi la cosa viene confusa con sindromi depressive o semplicemente liquidata come “dipendenza da internet o dai videogames”. Come soluzione a questa diagnosi che da profano in materia non condivido, molto spesso vengono tolti a questi ragazzi i dispositivi elettronici, portandoli a un isolamento ancora più estremo che, in molti casi, può essere loro fatale. Certo, non sono la persona più adatta a poter giudicare, non sono uno psicologo né un esperto della materia, ma parto da un dato di fatto: il ragazzo hikikomori rifiuta rapporti con il mondo ok, ma se l’unico suo contatto con l’esterno è rappresentato proprio da un pc, internet e/o i social, perchè negarglielo? Che beneficio potrebbe portargli? Gli hikikomori sono nella maggior parte dei casi persone molto acute, profonde e introspettive, con una grande sensibilità nei confronti della vita. Hanno una lucidità e uno sviluppo cognitivo normale, se non addirittura sopra la media. Si trovano, tuttavia, in difficoltà nel sostenere e rielaborare episodi di esclusione o derisione da parte dei coetanei, a fronte dei quali sviluppano reazioni ingovernabili di ansia e panico, con una conseguente difficoltà nell’instaurare relazioni sociali soddisfacenti e gratificanti.

Un aspetto di cui ho letto in questi tempi credo sia importante da poter almeno accennare, le aspettative spesso un po’ troppo “ morbose “ dei genitori verso i figli: ecco, un’aspettativa non è nient’altro che la naturale tendenza degli uomini ad attribuire ad altri, o ad altro, le proprie convinzioni, i propri pensieri, le proprie percezioni. Un qualcosa di innato ed anche giusto se fatto da un genitore verso il figlio, un genitore tende sempre a voler istruire il proprio figlio verso una “ giusta direzione “ … È importante però ricordarsi che prima di esser genitore, sei stato figlio e, come tale, hai vissuto a tua volta il peso delle aspettative, troppo peso scaricato addosso, soprattutto ad un ragazzino adolescente rischia di far ottenere l’esatto contrario o addirittura la chiusura! Ovviamente non è che si diventa Hikikomori dall’oggi al domani, ci sono delle situazioni che fanno scaturire il disagio ma non sono facilmente riconoscibili. Molto spesso è proprio a scuola che hanno luogo gli eventi traumatici che portano i ragazzi ad isolarsi: episodi di bullismo, problemi nelle relazioni con i compagni, andamento scolastico incerto. Insomma, sono molti i campanelli d’allarme da tenere in considerazione e, soprattutto, da individuare tempestivamente anche con l’aiuto di professionisti. Tra gli altri campanelli d’allarme da tenere sotto controllo c’è la perdita di giorni di scuola con scusa di qualsiasi natura. Il ragazzo tenderà poi ad abbandonare tutte quelle attività extrascolastiche e le amici, iniziando un processo che lo porterà gradualmente all’auto-isolamento e a un graduale allontanamento dalle persone. A questo molto spesso viene associato un consumo smodato di videogiochi, tv e internet, che chiaramente non sono la causa del problema ma un modo per vivere. Ovviamente sono fondamentali in questa prima fase la famiglia, gli insegnanti e gli amici che devono indagare il disagio e chiedere aiuto agli esperti del settore per cercare di arrivare a una fase più critica che poi richiederebbe cure e un supporto più lungo nel tempo.

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