La Piccola Galleria Resistente presenta Planet A per la Giornata del Contemporaneo

Sabato 8 ottobre 2022 in occasione della XVIII Giornata del Contemporaneo, la Piccola Galleria Resistente apre al pubblico eccezionalmente dalle 11.00 alle 22.00 con la collettiva Planet A, a cura di Susanna Crispino, che riunisce i dipinti di Ciro D’Alessio e Antonio Conte e le installazioni di Veronica Rastelli

Il titolo della mostra riprende un noto slogan delle manifestazioni contro il Climate Change “There is no Planet B” e, in linea col filo conduttore della Giornata del Contemporaneo, che quest’anno  è dedicata all’ecologia e alla sostenibilità, le opere ci parlano della necessità di salvaguardare l’ecosistema, ciascuno attraverso i propri mezzi e le proprie possibilità. 

Ciro D’Alessio gioca su una dimensione locale e universale: in Regi Lagni i rifiuti sono l’ingombrante presenza che invade uno specchio d’acqua. Il titolo fa provocatoriamente riferimento all’ambiziosa opera di ingegneria idraulica, avviata in Campania durante il Viceregno e ampliata dai Borbone, per drenare le acque piovane e prevenire le alluvioni. 

In foto, Di mari mossi, approdi e altre incertezze, opera do Antonio Conte

Sebbene la rete di canali dei Regi Lagni sia attualmente oggetto di un progetto di riqualificazione dell’architetto paesaggista tedesco Andreas Kipar, il suo stato di abbandono e di inquinamento è paradigmatico. La raffigurazione di D’Alessio è priva di riferimenti geografici dello specchio d’acqua rappresentato, che restituisce unicamente la sensazione del disastro ambientale causato dal passaggio umano. 

Similmente, con Dissoluzione e Macerie, la dimensione dell’hic et nunc viene completamente abbandonata a favore di una sensazione di distruzione e abbandono: nei dipinti c’è un mondo in disfacimento, che ciascuno è chiamato a salvare. 

L’acqua è protagonista anche dei lavori di Antonio Conte. Di mari mossi, approdi e altre incertezze, realizzato a Molfetta durante un’estemporanea di pittura, è il punto di partenza della sua riflessione, che comincia dal mare, cui l’acrilico è dedicato: “Come marinai, profeti ed eroi prima di me ho voluto mettermi lontano, su un pontile in mezzo al mare, ballavo con le onde, ballavo con l’orizzonte, ballavo anche da solo all’occorrenza che mai nessuno mi ha insegnato a ballare male. Tutto per guardare con occhio mosso la terra ferma, Molfetta, il Duomo e la capitaneria come non le avevo mai viste. Molfetta nel cuore, dipingere il mare con l’acqua di mare. Acqua salata, solo acqua salata intorno, tutto intorno e nient’altro da bere. Un sorso per favore, un sorso d’amore”.

Per arrivare a Gli ultimi sopravvissuti, in cui gli effetti tragici del cambiamento climatico trovano un simbolo nella familiare presenza delle scatole di Amazon. Il consumismo, l’avidità, l’indifferenza verso le conseguenze dei singoli comportamenti si sommano fino ad avere un devastante impatto globale, simboleggiato da Lemmings – Forced to the new world in cui riecheggiano le scelte obbligate dei cosiddetti “migranti climatici”, ovvero di coloro che abbandonano le proprie case a causa dei disastri provocati dalla crisi climatica, come inondazioni, tempeste, cicloni, siccità e che, in accordo con quanto sostengono ActionAid e l’UNHCR sono destinati ad aumentare nei prossimi anni. 

Le installazioni di Veronica Rastelli dialogano con i dipinti in mostra aprendo uno spiraglio di speranza, a partire dai materiali utilizzati. La sua ricerca l’ha condotta, partendo dal restauro dei tessuti, a sperimentare fibre naturali, sia antiche che nuove, con l’obiettivo di “prendere dalla natura e tornare alla natura“. 

Nei suoi lavori predilige la seta, perché è brillante e tenace, la lana perché è plasmabile e calda e facile da tingere con le tinture  naturali, ma sperimenta ogni tipo di filato, scegliendolo per le sue caratteristiche intrinseche. 

In Gun(a)é combina la parola Gunè, ovvero il termine greco che indica “il femminile” e quello sanscrito Guna, che indica l’energia che avvolge tutte le cose, per un’installazione che simboleggia la forza che accoglie e genera la vita. I molteplici fili intrecciati confluiscono in un unico filo che definisce la trama dell’esistenza, in un ciclo infinito che sta a noi proteggere. Ma nulla è facile o scontato: con Il futuro ha bisogno di sogni evidenzia che, per dare forza e forma al desiderio di cambiare, bisogna essere “impetuosi come il mare, liberi come il cielo”.

La Giornata del Contemporaneo 

La Giornata del Contemporaneo è una manifestazione promossa da AMACI – Associazione dei Musei d’Arte Contemporanea Italiani e realizzata con il sostegno della Direzione Generale Creatività Contemporanea del Ministero della Cultura, e la collaborazione della Direzione Generale per la Diplomazia Pubblica e Culturale del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale.

Nella sua diciottesima edizione – che come tradizione si svolgerà su tutto il territorio nazionale, coinvolgendo musei, fondazioni, istituzioni pubbliche e private, gallerie, studi e spazi d’artista – la Giornata del Contemporaneo torna a ottobre, in presenza, con l’obiettivo di raccontare la rinata vitalità dell’arte contemporanea nel nostro Paese, dopo le restrizioni dovute a due anni di pandemia. 

La manifestazione manterrà comunque un formato ibrido, fisico e digitale, per favorire e valorizzare la partecipazione più ampia possibile con proposte online e offline, e avrà come filo conduttore il tema dell’ecologia, connesso a quello della sostenibilità: urgenze globali che ci mettono di fronte alla necessità di ripensare il sistema dell’arte contemporanea tramite una rinnovata consapevolezza e una più diffusa sensibilità.

Note Biografiche

Antonio Conte nasce nel 1981 a Napoli, dove vive e lavora. Nel 2009 si laurea all’Accademia di Belle Arti di Napoli e comincia a dedicarsi alla pittura. Mostra un interesse spiccato per la comunicazione massificata e la “civiltà dell’immagine” che trova espressione in diversi progetti come Facce da Facebook (2009 – 2014), The Truman Show – La vita segreta di due pesciolini napoletani (2012 – 2013) e in Artisti in Quarantena (2014).

Le sue riflessioni si concentrano sul rapporto tra potere, politica globale e consumismo, contrapposti alla solidarietà ed alla condivisione. Il 2020 segna il passaggio dalle tematiche sociali ad una ricerca più intimista, cominciata nell’anno precedente e stimolata dal lungo isolamento dovuto alla pandemia.

Il suo linguaggio pittorico mostra tangenze con il cromatismo intenso dei padri della Pop Art e lo spirito Dada, che omaggia ideando giochi di parole e cercando contaminazioni con altre discipline artistiche. Inoltre la sua vena istrionica lo spinge a coinvolgere gli spettatori attraverso la partecipazione attiva, il gioco e l’umorismo.

Ciro D’Alessio nasce a Napoli nel 1977. Compie studi umanistici e filosofici ed in parallelo comincia la sua attività pittorica, prima come autodidatta, poi sotto la guida di alcuni esponenti della pittura figurativa napoletana, con i quali espone le sue prime opere. 

Trova nella pittura un aggancio alla concretezza sensibile del mondo, che gioca un ruolo ormai così marginale nella cultura contemporanea, avviata su percorsi di smaterializzazione e fabulazione.

L’interesse per la materia sensibile lo ha portato in una prima fase a sperimentare un impressionismo figurativo molto personalizzato. In seguito la materia pittorica si è progressivamente sempre più staccata dalla sua funzione figurativa e simbolica per diventare il fine stesso della pittura, in un libero gioco di contrasti ed armonie. 

Impressionismo informale è la formula che ha scelto per sintetizzare questa fase del suo lavoro: se da un lato l’ispirazione è data da un’immagine concreta e sensibile, dall’altro le energie e le sensazioni racchiuse nell’immagine superano i limiti della forma, per concretizzarsi in materia pittorica che si espande in libertà.

Veronica Rastelli nasce a Baden (Svizzera) nel 1974. Si laurea all’Accademia di Belle Arti di Napoli e comincia il suo percorso artistico come pittrice. Da sempre sensibile all’idea di fisicità, volge la sua ricerca artistica verso la creazione di installazioni, che le consentono di realizzare opere composte da più moduli, come storie alle quali si possa sempre aggiungere qualcosa.

Dopo aver studiato restauro dei tessuti, il suo approccio alla creazione si è spostato ulteriormente in direzione della tridimensionalità: ha cominciato a lavorare la fibra tessile naturale tessendola e plasmandola per realizzare delle sculture, utilizzando il feltro come argilla, ed assecondando l’idea di composizioni di ampio respiro. 

L’utilizzo di filati e tessuti, inoltre, le consente un approccio lento e meditativo, con un ritmo cadenzato come nella musica e di sperimentare fibre e tinture naturali, che sceglie per le loro proprietà espressive e plastiche.

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