Laura Cialè: intervista alla scrittrice de “Il codice del violino”

Laura Cialè è l’autrice de “Il codice del violino”, romanzo uscito per Laura Capone Editore. Abbiamo apprezzato molto il suo libro ed è per questo che abbiamo deciso di fare una chiacchierata con lei.

Benvenuta sulle pagine di I Love Magazine. Come è nato il progetto editoriale de “Il codice del violino”?

Ho partecipato al concorso della IX edizione del Premio Nazionale Letteratura Contemporanea indetto dalla LCE, Laura Capone Editore che ha selezionato e pubblicato gratuitamente il mio romanzo storico.

Ci ho lavorato per due anni: prima a documentarmi, come doveroso, svolgendo ricerche anche attraverso la raccolta di testimonianze dirette. Per approfondire la documentazione ho impiegato circa un anno, non partendo ovviamente da una tabula rasa. Per ricostruire racconti orali, in prevalenza di familiari e amici, ho speso l’altro tempo necessario a collegarlo ai ricordi di chi mi aveva raccontato, sin da ragazza, le esperienze vissute durante la seconda guerra mondiale. Per scriverlo e revisionarlo con le continue ulteriori ricerche e verifiche storiche durante la stesura ho impiegato un altro anno.

Ma il cuore del progetto sono sia l’spirazione che ha dato vita all’intreccio tra le vicende e le scelte di una donna anticonvenzionale del ‘900, sia il contesto storico in cui si svolge la narrazione. Man mano che approfondivo e collegavo i fatti storici alle testimonianze scrivevo già la narrazione.

Le dimensioni principali sono state determinate dal mettere in evidenza diversi fattori.

Il primo fattore è la possibilità che una donna vissuta nel periodo del regime fascista e dell’occupazione nazista riesca a compiere scelte e azioni straordinariamente differenti da quelle delle altre donne dell’epoca. Gisella Lia Sartori è una donna emancipata e priva di pregiudizi, tanto da mettere a repentaglio la sua vita e il suo eterno amore per Renè pur di svolgere la propria parte nel terribile secondo conflitto mondiale, affrontando con determinazione dolore e sofferenza.

Il secondo è la scrittura di un mio nuovo romanzo storico che mettesse in evidenza quanto le storie personali, verosimili e saldamente ancorate al contesto storiografico effettivo, possano generare riflessione per lasciare traccia nel vissuto di ciascuno di noi.

Il terzo, che un libro di questo genere fungesse da calamita per alimentare la memoria ormai disconosciuta del passato e la consapevolezza di coloro che, pur nell’oscurità reale o immaginaria, ci hanno accompagnato nel presente. Il libro è la provocazione per un revival della conoscenza storica del ’900 che, ormai in genere, appassiona pochi lettori e soprattutto pochi giovani.

L’ultimo fattore è dato dal senso che può dare all’esistenza una chiave simbolica di lettura come quella musicale e, in questo caso, il suono di un violino che costituisce il legame indissolubile tra due amanti dispersi nel tempo, per i quali il codice di comunicazione è rappresentato dalle note e non solo, perchè il codice esiste veramente e lo si potrà scoprire nella narrazione.

Da quale idea nasce la copertina del libro?

Se ho impiegato due anni per la stesura e la revisione del romanzo, per scegliere la copertina del libro ho avuto poche esitazioni: il magnifico quadro dell’artista Antonio La Rosa, intitolato “Unione d’animi” rappresenta perfettamente l’essenza del libro.

Che atmosfera si respira in questo romanzo?

Più che di atmosfera parlerei di sfondi esistenziali riferiti in prima persona daIla protagonista e dagli altri interpreti coprotagonisti, in special modo il violinista Renè, il cineasta Brian e il maggiore Gruber della Gestapo, che intrattengono relazioni con lei.

Infatti il romanzo si snoda prevalentemente su tre diari scritti dalla protagonista nell’arco di un ventennio, dal 1924 al 1944, e culmina in una conclusione collegata all’antefatto, ambedue scritte invece in terza persona, in cui vengono descritti dall’ esterno i punti di vista, i comportamenti e i rapporti tra Gisella Lia e Renè.

Un progetto a cui vorrebbe dar vita, prima o poi…

I progetti potrebbero essere molti se ne avrò la forza e le opportunità. Nel frattempo oltre a scrivere, sono impegnata da tre anni a svolgere “volontariato culturale” gratuito attraverso il social blog dell’associazione no profit “Ri-genera il pensiero”, di cui siamo fondatori mio marito ed io. Svolgiamo interviste e dirette in streaming, reading e presentazioni di tematiche collegate ai libri o all’arte con un gruppo di altrettanto volontari poeti, scrittori, giornalisti, saggisti e pittori per donare ai nostri followers gocce di cultura meta-moderna.

Dove la porterà il suo amore per la carta e la penna? Su cosa sta lavorando?

Ormai dopo anni, mi sono convertita all’uso esclusivo del computer per scrivere, mentre carta, penna e fogli volanti esistono solamente quando debbo prendere un’annotazione al volo o quando mi sveglio di notte per fissare un’idea o una frase vietandomi di aprire il pc, altrimenti farei giorno.

Quanto al prossimo lavoro, ho concluso da poco una raccolta di dieci novelle storiche che partono dalle leggende del primo re di Roma e percorrono il medioevo, l’epoca dei lumi, il rinascimento, il risorgimento e le due guerre mondiali, fino a proiettarsi nel futuro. Anche in quest’opera le protagoniste sono donne che si propongono alternando le voci femminili o di chi nella finzione narrativa parla al posto loro. Insomma, un’altra sfida.

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