L’intervista a Cristiano Turato, artista eclettico e versatile 

Cristiano Turato ha recentemente pubblicato il singolo “Switch off” feat. Maurizio Vercon. Il brano è ispirato al famoso esperimento sui cani di “Ivan Pavlov” (1849-1936), per cui vinse il Premio Nobel nel 1904.“Switch off” è l’istante tanto semplice quanto complesso di una scelta essenziale: scegliere di essere liberi. 

Vuoi descriverci Cristiano Turato come uomo e come cantautore? 

Partirei con “C’era una volta il dottor Jekyll e il signor Hyde”. Ho faticato una vita per distruggere la contrapposizione tra le due identità, una buona e resiliente e l’altra protesa a liberarsi dalle catene di un finto buonismo imposto. Con il passare del tempo, direi invece che le due parti si sono unite amalgamandosi in un’anima cercatrice di bellezza e amore. Due anime rinate in una con il beneficio di godere nel corpo, una salute interiore che mai avevo trovato e provato prima. Quindi direi che l’uomo e il cantautore coincidono perfettamente, e l’uno è al servizio dell’altro: infatti l’uomo e il cantautore stirano, lavano i piatti e poi quando finiscono danno una mano al piccolo Gabriel, 6 anni, con lo studio del pianoforte, per esempio. Ogni esperienza arricchisce sia l’uomo che il cantautore ed è questo che mi permette di aprire le porte alla libertà vera. 

Come si è evoluta la tua musica nel corso della tua carriera? 

La mia musica ha cominciato ad evolversi quando ho iniziato a sentire, pur continuando ad ascoltare molto. Sono stato sempre in movimento cercando di capire, attraverso lo studio e le esperienze, come potessi essere felice e soddisfatto per ciò che producevo. Dall’odore di gioventù di ascella e birra, nella sala in cui ho provato per anni, fino ad arrivare a campo volo, tutto ha partecipato alla crescita e all’evoluzione della mia vita artistica. Un giorno, che non so dire, ho trovato finalmente la chiave per aprire una porta di cui non mi ero mai accorto prima. Da quel momento ogni giorno la mia penna scrive parole e musica con le quali mente e corpo, prima di allora, non avevano mai avuto a che suonare. 

Nel 2012 sei entrato a far parte dei Nomadi. Oggi cosa ti manca maggiormente del gruppo? 

Dico la verità, e non vuole essere arroganza la mia: non mi manca nulla. Per i concetti espressi poc’anzi ammetto che anche quell’esperienza è servita per conoscere meglio me stesso. Ho raggiunto così spazi del mio universo in cui navigare e imparare le meravigliose profondità di ciò che cantavo in quegli anni. 

Il tuo nuovo singolo “Switch off” è ispirato al famoso esperimento sui cani di “Ivan Pavlov” (1849-1936). Cosa racconti in questo brano? 

Racconto semplicemente e alla mia maniera, quello che potrebbe essere un pericolo per tutti noi, cioè, quel “riflesso condizionato”, di cui parla lo scienziato nel suo esperimento, che condiziona a tal punto la vita di una persona, da studiarne gli effetti negativi a lungo e breve termine, già nel 1900. Ora esistono per esempio I social, e posso immaginare che dal punto di vista dello scienziato, sono una fucina di prove con le quali possiamo trarre diverse conclusioni: una di queste è che l’uomo può essere fortemente condizionato e quindi, per effetto di ciò, perdere la propria libertà inconsapevolmente. 

Cosa puoi dirci riguardo il videoclip di “Switch off”? 

Il videoclip, girato e montato da Carol Carraro, è il risultato di una giornata divertentissima. È stato un parco giochi in cui ogni protagonista si è calato ironicamente in un ruolo probabilmente non suo, ma comunque divertente. È stata l’apoteosi ironica all’eccesso di un mondo, quello dei social, in cui tutti, o quasi, mostrano una parte fintamente vera e realmente falsa, condividendo valangate di contenuti per lo più privi di senso.  

Guarda qui il videoclip: https://youtu.be/t9FxuyGWBu0

I tuoi progetti futuri? Qualche anticipazione? 

Io e il Mauri, Maurizio Vercon amico e grande chitarrista, stiamo lavorando per dare alla luce altri singoli. Abbiamo già scritto un brano bellissimo da presentare al prossimo San Remo, e lo faremo con una feat importante, incrociamo le dita, e poi tanto live. Rammento che noi musicisti abbiamo perso due anni e quindi abbiamo bisogno di raggiungere più cuori possibili, perché è attraverso l’arte che si impara la vita. Senza arte l’umanità è destinata ad estinguersi. Ringrazio quindi live for music e Rudi Caniato per il lavoro incessante, Applausi per la sua professionalità e Ferdinando Bruno, altro infaticabile promoter. E in un bocca al lupo a tutti i professionisti della musica, speriamo un giorno di poterci riunire intorno a un sol cuore. 

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