Scuola: si riparte…

Testo di: Maria Rosaria Costa

14 settembre: si ritorna a scuola?

Mancano diciotto giorni al rientro a scuola. Non sarà sicuramente un rientro  spensierato come gli altri anni. Troppe incertezze, fatte di una altalena di normative e provvedimenti che cambiano a seconda del vento. L’unica certezza è che bisognerà rispettare una serie di regole che non consentiranno assolutamente un anno scolastico sereno. Analizziamole con lucida riflessione. 

Punto Primo: come raggiungere la scuola

Sappiamo molto bene quanto affollate saranno le metropolitane e gli autobus. E sarà d’obbligo rispettare  la distanza di sicurezza e quindi  controllare i controllori e aumentare le corse se vogliamo che i nostri alunni alle 8,00 siano tutti seduti nei banchi.

Punto secondo: la temperatura

Si arriva a scuola e  al   docente sarà misurata la temperatura. E qui non è  difficile.  Avremo comunque  tutti un termometro in borsa e al minimo sintomo lo tireremo fuori. E per gli alunni? La misureranno i genitori? Oppure bisognerà misurarla a scuola? Immaginiamo una scuola con 1700 alunni, una di quelle scuole che comprende vari indirizzi e che accoglie un bacino di utenza elevato. 1700 alunni da monitorare, dove ogni insegnante dovrà essere oltremodo attento anche ad osservare se l’alunno è in buona salute o meno. Al primo starnuto, al primo colpo di tosse scatterà l’allarme covid tra la paura di ammalarsi e il terrore di non aver rispettato a perfezione le regole. Non dimentichiamo che oltre agli alunni a rischio e forse meno a rischio, ci siamo noi insegnanti che non più giovani, vantiamo anche una serie di patologie e quindi ovviamente più a rischio. Ma va bene così: noi insegnanti non abbiamo alcunché da preoccuparci tanto lo stipendio lo abbiamo comunque. E questa è la comune opinione. Se si ammala un docente è responsabile il docente stesso. Se si ammala un alunno è stato contagiato dal docente. 

Punto terzo: le mascherine. 

Immaginiamo una classe di 15/20 alunni in una delle nostre aule decadenti ad una distanza che varia ogni giorno, un metro? Due metri? Dobbiamo ancora capire bene, dal momento che bisogna individuare le giuste aule, con i giusti  banchi  per rispettare la giusta distanza. Tutti con le mascherine per 5 ore e chi porta gli occhiali dovrà soffrire maggiormente. L’insegnante spiegherà la lezione  indossando la mascherina e dovrà ripetere un semplice concetto almeno 150 volte  perché non sarà facile spiegare con la bocca tappata. Figuriamoci io che insegno inglese. E ancora, immaginiamo i piccoli cuccioli di 6 anni che dovranno iniziare la prima elementare . Non sarà semplice per niente.

Punto quarto: le uscita dalla classe

Gli alunni dovranno sanificare le mani ogni qualvolta usciranno per recarsi al bagno o per incontrare  l’amico/a nel corridoio. E sarà un via vai di amuchina e un nascondersi per poter condividere dei momenti di socializzazione. Non potranno più abbracciarsi, sedersi vicini, vicini. Non potranno scambiarsi penne, fogli e libri. Non potranno più vivere la scuola come momento di aggregazione e socializzazione. 

E’ vero è un momento difficile per tutti ma ancor più difficile per i bambini e i ragazzi. E allora cerchiamo di fare un po’ di chiarezza e di trovare una soluzione intelligente.

La DAD. Premetto che da docente vecchio stampo non preferisco la didattica a distanza per i motivi che tutti noi conosciamo, ma in questo momento di confusione generale e di precarietà assoluta dove tutti dicono il contrario di tutto, se organizzata bene e con coscienza la didattica a distanza potrebbe essere la soluzione migliore per evitare poi la chiusura improvvisa della scuola che provocherebbe ancor di più panico e destabilizzazione totale. I nostri ragazzi sono natii digitali e se organizzata bene, ma veramente bene, la didattica a distanza almeno per questo momento così critico potrebbe contenere i contagi e interessare in modo nuovo e moderno i nostri alunni. 

Riflettiamo!

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