“Sono stata la prima artista a realizzare la statua di Maradona”: il riscatto di Emilia Currarone

La scultrice e pittrice napoletana Emilia Currarone è stata la prima artista a proporre una statua di Maradona al Comune di Napoli. Il progetto è nato subito dopo la morte del fuoriclasse argentino. Il suo desiderio era di edificarla fuori allo stadio. Ma cosa è successo? Come sono andate le cose? Perché le istituzioni e le associazioni hanno risposto con un secco no? In questa esclusiva intervista l’artista partenopea spiega il susseguirsi di una vicenda particolare e ricca di contraddizioni…

Ha ricevuto promesse e rifiuti da parte del Comune e da alcune associazioni. Ci può spiegare il perché?

<<Ho sofferto molto nell’ultimo anno proprio in merito alla scultura, non lo nascondo, ho scelto di ingoiare il dolore e andare avanti, ma sento di aver vinto a modo mio perché so quanto sia vero ciò che ho vissuto, fatto e sentito. Terminata esattamente il 24 dicembre in tutti i suoi dettagli e iniziata esattamente nei giorni seguenti la sua morte, ho pensato di farla vedere a qualcuno e contattai dei politici del comune di Napoli di cui ricordai avere il numero telefonico. Il politico di turno,  mi mise subito in contatto con l’Associazione dei commercianti di forcella per poter posizionare la scultura al centro storico in esposizione per un breve periodo o in maniera permanente. Le Associazioni del territorio si sono prodigate trovando i fondi per la fusione in bronzo, ma il Comune dopo molte promesse, ha deluso la sua stessa parola senza darmi risposte concrete in merito. Voleva essere un modo per promuovere il territorio e dare un messaggio ai giovani. Tutto questo, prima che uscisse il bando di concorso per la scultura destinata allo stadio, bando a cui ho partecipato con un progetto diverso rispetto a questo già creato, bando revocato che ha escluso la possibilità a chi come me ed altri aveva partecipato. Io la scultura ce l’avevo già. Ho chiesto aiuto, volevo donarla, cercavo una mano, ma c’erano silenzi continui. Alla fine, deluse tutte le aspettative e non avendo neanche più il sostegno e dunque i fondi delle associazioni per realizzare il bronzo, presi una decisione che è quella che mi consente oggi di raccontare>>.

“Nati per realizzare sogni” è la frase che ha inciso sulla base della scultura

<<“Nati per realizzare sogni”. È quello che ho inciso sulla scultura. Fina da bambina ricordo di aver avuto un fuoco dentro che mi ardeva ogni volta che potevo esprimermi attraverso l’arte (il disegno in particolare) e di tanto in tanto scrivevo poesie… questo fuoco dentro di me non si è mai spento ma è cresciuto nelle mie viscere e nel mio cuore come un turbinio di forti emozioni non facili da domare. E cosi giorno dopo giorno,tra fallimenti e vittorie personali, guardavo crescere quella bambina con una grande forza. Ho sempre detto che il dolore emotivo lo comprendo di più del dolore fisico e se da un lato, la sofferenza (che accomuna tutti gli esseri umani) non sia piacevole, posso garantirvi che è divenuta spesso la mia grande forza e mi ha reso sensibile di una sensibilità che lascia sognare, vivere e che valica i limiti di ciò che comunemente si dice impossibile>>. 


Crede nelle cose impossibili? 

<<Credo nelle cose impossibili e credo che, realizzarle significhi lavorare giorno dopo giorno, seguendo ciò che si ha nel cuore. Non ho mai amato compromessi e ahimè, non ho lasciato che intaccassero il valore alto che attribuisco all’arte; vi dirò: l’arte mi ha salvata la vita molte volte. Dico sempre che l’arte non è ciò che faccio ma ciò che sono. A tutti i giovani, bambini e meno giovani volevo semplicemente dimostrare, attraverso l’arte, che è possibile realizzare sogni e farlo iniziando dal basso>>.

Cosa l’ha ispirata nel fare la statua di Maradona? 

<<Maradona mi ha ispirata fortemente. Ero in un momento particolare dove le miei energie artistiche non erano all’apice del loro vigore… non disegnavo da un po’. Alla notizia della scomparsa di Maradona, sentii nuovamente quel fuoco, e il desiderio di mettere matita su carta. Feci un disegno per lui e lo portai fuori lo stadio. Su ci scrissi: “Nati per realizzare sogni… grazie per avercelo dimostrato!!! Da un’artista napoletana fiera, che aveva un sogno ed è partita dal basso e ha provato a realizzarlo! Con stima e affetto, un’amica pittrice.” Se non è di cuore non regalo niente a nessuno, ma Maradona era una po’, per un certo verso, simile a me. Lui giocava per il piacere di farlo per pura passione, ed era un ragazzino che non era tra le condizioni sociali che noi definiremo adagiate… ed io mi riconoscevo tutta. Ho comunque i ricordi di bambina con mio padre quando Maradona giocava e tra l’altro sono cresciuta nel quartiere dove lui si allenava>>. 

La morte di Maradona ha fatto esplodere in lei un fuoco dentro….

 
<<Ho sentito dentro di me, che lui poteva comprendere la mia passione e il percorso artistico sofferto tra mille no e mille sfide e anche con alcune soddisfazioni. Infatti anche quando non avevo nulla, ho viaggiato con il mio zainetto e il mio sogno in spalla, ed è così che un giorno partii da sola per Barcellona e vendetti un mio lavoro al parroco della Sagrada Familia, ricordo fu il giorno più bello della mia vita. La mia famiglia mi ha insegnato a non mollare e grazie ai valori che mi hanno trasmesso non l’ho fatto>>.


Ci racconti meglio la storia del disegno… 

<<Così, fuori lo stadio, portai quel disegno ed ero felice che dopo aver rinunciato a New York per le restrizioni del covid-19 e dopo tanto isolamento, Maradona ci stava mettendo tutti insieme. È qualcosa che si sente sulla pelle. Cosi è iniziato a battere dentro di me la speranza ancora una volta e stavolta grazie a lui. Tornando dallo stadio entusiasta pensai… “desidero fare una scultura per lui”>>. 


Lei ritorna dallo stadio con il pensiero di fare una statua per il grande Diego? 
<<Immaginate di fare una cosa senza rigore di logica, senza alcun calcolo o cognizione di causa: esattamente quello che feci io. Cosi per ispirazione! Non pensavo di riuscirci. Ma sentivo che potevo dire qualcosa se ci fossi riuscita, una sorta di riscatto, quel riscatto sociale che lui ci ha regalato ora voleva essere anche il mio. Non avevo mai messo in piedi una scultura di quelle dimensioni, non sapevo come si facesse, e poi avevo quella stanza del mio studio e potevo sfruttare l’angolo di quella stanza… e nulla di più. Ci provai,non si manteneva in piedi… chiamai mio fratello, il quale aveva un asta di legno tra le sue cose e mi venne in aiuto. La mise nel manichino impagliato che provai a fare e non vi dico la difficoltà per poi mantenerla in piedi e di dare forma e proporzioni ad una lavoro di due metri circa, montato tutto su un pezzo. Chi è del mestiere può immaginare cosa significhi fare una cosa del genere… Ho lavorato a questo progetto giorno e notte dormendo nello studio poche ore a notte, restavo vicino la scultura ininterrottamente fino alle 4 del mattino. Il mio unico rammarico è quello di non aver potuto lavorare comodamente ogni sua parte, la testa stessa l’ho dovuta lavorare su uno scaletto non potendoci girare intorno per guardarla in tutte le sue parti, cosi come ogni altra parte del corpo. Davvero non avevo pensato alle conseguenze, come poterla “salvare” una volta finita, quanto potesse costare una fusione in bronzo, a chi farla vedere… tra l’altro per la grandezza non poteva uscire dalla stanza… da lì è iniziato tutto…>>


Ogni giorno che passava era inseguire un sogno…  <<“Nati per realizzare sogni” dunque è diventato il mio modo di vedere il Maradona giovane speranzoso e sognatore, con le braccia aperte come segno di accoglienza che abbraccia il mondo. Delle tante cose che possiamo ricordare di lui a me resta forte la sua eredità: frutti di unità che lo rendono eterno. Un abbraccio aperto verso il mondo, una forza che nasce dalla sua anima e si espande e che tramanda alla nostra generazione e a quelle future: un amore e una passione che non finirannomai. Ad essere onesta quando dico “realizzare sogni” intendo non tanto la meta finale quanto il percorso>>. 


I sogni sono anche esempio per i ragazzi e per i giovani delle periferie, quartieri disagiati… <<Volevo essere un esempio perché i ragazzi, soprattutto quelli provenienti da condizioni difficili, potessero credere sempre più che le loro origini non determinano il loro destino e che la verità della propria felicità risiede in se stessi. Volevo dire i giovani di credere in se stessi, perché nella diversità ognuno è meraviglioso e che tutte le energie che hanno possono essere canalizzate in una direzione diversa da quella dell’odio,dell’egoismo e di tante altre cose che portano a distruggere la propria identità. Quelle energie canalizzate nella giusta direzione possono cambiare la loro vita costruendo rapporti veri e una felicità non effimera ma che appaga seguendo e ascoltando quel desiderio, quella passione o quell’amore, che portano nel cuore da sempre. Io amo dipingere, scolpire e scrivere più di ogni altra cosa al mondo. Lì ritrovo la mia dimensione e mi sento in pace con il mondo>>. 


Alla fine per realizzare la scultura del campione argentino ha speso i suoi risparmi… 
<|<Avevo anche aperto un conto per le donazioni chiedendo un aiuto al popolo napoletano perché anche un piccolo gesto da parte di più persone poteva permettermi di realizzare la fusione della scultura, per poi donarla al popolo, ma anche qui purtroppo non ho avuto riscontro se non da pochissime persone che sono quelle che mi sono vicine da tempo e che ringrazio davvero di cuore, i miei amici, che mi hanno consentito di pagare qualche piccola spesa. Misi insieme i miei risparmi per il progetto che avevo di andare a New York e decisi di autofinanziarmela. Pensai che, con la scultura pronta, qualcuno l’avrebbe voluta esporre o almeno considerarne l’opportunità. Proposi allora sempre al comune di metterla in un posto del mio quartiere, a Soccavo, in un posto specifico, un posto per me importante e mi fu detto che me l’avrebbero fatta mettere, me lo disse sia chi dal comune si stava interfacciando con me dall’inizio, sia chi aveva in gestione l’area verde>>. 


Tutto pronto… Ma ancora nulla… <<Tutto pronto ma … nulla, ancora un altro no in definitiva. Sapendo io sola e pochi altri, che quella scultura era stata iniziata per prima e senza richiesta alcuna, ma solo per un personale desiderio, ci tenevo tantissimo che fosse terminata per l’anniversario della sua morte. In quello stesso giorno la vidi finita, in quello stesso giorno mi resi conto di quanto frustrante e deludente fosse stato tutto questo percorso: fuori allo stadio erano tutti lì per lui e io non c’ero e potrete immaginare il perché. Non ho mai pensato che doveva essere la mia lì, ma solo che avrei voluto pari opportunità come meriterebbe chiunque… ma purtroppo la mia lotta sembrava persa. A quel punto quando ho visto la mia terminata ho pensato: questa è mia ora e non va da nessuna parte. Non so spiegare cosa si prova nel sentirsi così. Io non avevo un progetto quando l’ho iniziata ma l’avevo realizzata, ed ero lì da sola con lei. Solo chi mi è stato vicino lo sa. Mi sono ritrovata sola e con mille difficoltà e non ho avuto la possibilità di avere un confronto, un’opportunità ma oggi sono qui a testa alta e ringrazio chi mi sta dando l’opportunità di raccontarlo. Solo Dio sa (e anche Diego) cosa c’è nel mio cuore. Oggi sento di dire grazie per aver ricevuto tanta grazia nella mia vita perché la mia passione, quella non me la toglie nessuno, e spero di poter realizzare il mio sogno di essere un artista per molti. Oggi i miei dipinti sono in diverse parti del mondo, avevo sempre dinanzi a me questo sogno, di New York e una mostra con i miei dipinti, una bella mostra, importante e che trasmettesse la vita. Mi auguro un giorno di poterne avere l’opportunità. Durante il primo lockdown ho dipinto una tela di tre metri per due come inizio per un progetto che è quello di lavorare su “universi di luce”. Amo la fisica e la teoria dei buchi neri che io ad oggi interpreto come proliferazione di vita, perché una persona nella mia vita mi ha insegnato che anche l’ombra più nera, messa in un contesto e circoscritta, ad esempio in un oggetto, gli conferisce tridimensionalità e dunque ha senso. Così ogni dolore, ogni ombra ha un senso e può essere circoscritta. In questa ottica assume un senso costruttivo dove entra in gioco la speranza, il cambiamento e l’eternità che riconciliano tutto nell’amore. L’arte spesso mi ha salvato la vita, mi ha donato la possibilità di conoscermi, ha accolto me per come sono e mi ha resa migliore, allontanandomi da contesti sbagliati. Oggi so che, al di là della possibilità diessere famosa, sono consapevole di chi sono. E di quest’amore per la propria passione e dell’eternità che ne deriva, Diego, come anche io oggi lo so, doveva saperne qualcosa>>.

www.emiliacurrarone.com

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