Vi racconto Guttuso

A cura di Laura Bercioux

Quando ti svegli con le nuvole in testa e i pensieri spettinati di una notte insonne. E quando ti svegli così cerchi qualcosa che ti ristori la mente e l’anima. E stamattina mi sono svegliata con il Museo di Renato Guttuso nella testa. Caffè una doccia e via verso Bagheria, in quel caos architettonico dove si scontra la bellezza con lo scempio edilizio.

La giornalista Laura Bercioux

I nudi, i disegni a matita, il manifesto comunista, e quella pittura prepotente nei colori, delicata nei tratti. In quelle sale maestose ho respirato l’amore per le donne che il maestro ritraeva e tutte le mille sfumature della sua modella preferita Marta Marzotto. Le lotte, i campi, la politica, l’impegno civile e la sua Sicilia. Pasolini e Garcia Lorca.

Laura mi accompagna: stesso nome stessa pelle. L’impatto con la Villa è forte: il giallo che sembra oro sotto un sole cocente è tutta l’impotenza di un mondo che non c’è più. Guttuso era un uomo pieno, non solo artista. Il racconto questa giornata con la sua pittura e i luoghi dove ha vissuto.

La sua passione per il cinema. Stanze enormi, soffitti affrescati con delicatezza. E tanta luce e quel profumo di pietra e di tufo che ti riporta in un tempo che è stato. Immobile. Usciamo dalle sale, pazzesche, ricche di dipinti del grande siciliano che ospitano anche altri pittori. Andiamo alla tomba: una festa. Vista sul mare, le mura che circondano la villa, il Palermo e al centro il Guttuso immortale: l’arca. Sì la sua tomba è un’arca.

Chissà chi ci avrà portato, forse opere, dipinti, angeli e demoni. Imponente, moderna con gli azzurri che si sprigionano verso il cielo. Ci sediamo. Il vento caldo si fa sentire, le cicale cominciano a cantare sempre più agitate, felici. E la sensazione di bellezza assoluta anche davanti alla sua tomba. Il genio e la grandezza di Guttuso che ancora una volta ha saputo restituire bellezza anche alla morte.

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