Lettura, giovani e cultura: il declino del mondo dei libri

Un vero e proprio smacco alla cultura, ecco come si può definire ciò che è successo pochi giorni fa al Vomero, quartiere della Napoli bene, dove chiude i battenti un’altra storica bancarella del libro. 

Un’istituzione ormai nel cuore delle vie dello shopping che durava dagli anni ‘80, un’occasione per tutti di concedersi un attimo di relax dal caos cittadino e scegliersi con tutta calma un bel libro da poter leggere.

Una notizia che mi lascia sconvolto, ma soprattutto mi lascia pensare, e mi domando: ma ora, al di là di problemi legati alla crisi, all’economia, ai numeri … Perché la cultura trova sempre meno spazio in una società come la nostra, una società che ama definirsi all’avanguardia e culturalmente elevata? Non è un controsenso tutto questo?

Spesso si sente dire che la lettura non è tra i passatempi preferiti dei giovani: non si interessano più della cultura, si dice, ma anche che sono contenti di restare nell’ignoranza, ovvero di ignorare ciò che un buon libro potrebbe trasmettere. Ma è davvero così? E, se sì, qual è la causa? Una delle cause può essere che i film e la televisione hanno finito per sostituire i libri: la tecnologia rende le cose più facili ma fa diventare tutti sempre più nervosi e meno invogliati a leggere. Sembra sia sempre più difficile affrontare testi lunghi e complessi,e anche l’aspetto esteriore di alcuni può non invogliare alla lettura. La tecnologia che avanza sta rendendo l’azione di leggere un’inutile fatica da lasciare ad altri, o anche una perdita di tempo per chi non ha niente da fare. Una constatazione di fatti che lascia molto spazio alla riflessione: che ne sarà della generazione futura se i ragazzi ( non tutti, per carità ) amano di più un banale videogame o un social piuttosto che un affascinante libro con cui potersi arricchire culturalmente? L’attività della lettura dovrebbe rientrare tra quelle di cura primaria del piccolo. Certo, la lettura è da sempre considerata un’attività prestigiosa: prima era qualcosa destinato a pochi, ma anche oggi spesso associamo i lettori a parole come “intellettuale”, “persona acculturata”, “personalità sensibile”. Prestigio o meno, la percentuale di lettori forti nel nostro paese rimane ancora molto bassa. E per lettori forti s’intende chi legge almeno un libro al mese, quindi una media di 12 libri l’anno, una quantità veramente irrisoria. È chiaro, allora, che ci siano molte più persone convinte che la letteratura non aiuti a vivere piuttosto che il contrario.

Ad ogni modo, bisogna constatare che esistono ancora molti giovani che si appassionano nel leggere e che pensano che leggere arricchisca oltre che il proprio vocabolario, anche la propria persona e la comunicazione con gli altri. Oltre che, ovviamente, a conoscere meglio se stessi. Ed è proprio su di loro che bisogna contare, per fare in modo che il futuro non sia solo tecnologia e niente più. Può sembrare che io voglia apparire il personaggio scomodo, colui che punta il dito, il vecchio tradizionalista per eccellenza quasi, ma il mio è anche un appello verso i giovani: siate assetati di sapere, toccate un libro piuttosto che digitare le parole chiave su di una tastiera fredda, sentite il profumo di un libro. E poi, uscite, cercate dal vivo ciò che avete magari visto su internet, guardate dal vivo un’opera artistica, solo così riuscirete davvero ad emozionarvi, ammirando dal vivo non attraverso un monitor!

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